Il vero progetto della modernità nasce dal desiderio di vivere in un mondo senza imprevisti, un mondo sicuro, un mondo in cui non ci sia nulla da temere. Duecento anni dopo, il coronamento di questo sogno, la realizzazione di questo progetto ambizioso è lo Stato sociale, da sempre definito impropriamente welfare state. L’intero progetto, infatti, non riguardava tanto il benessere quanto la responsabilità che una società si assume nei confronti dei singoli cittadini, offrendo loro una vita libera dal timore, ricca di dignità e di valore – come una sorta di polizza di assicurazione collettiva contro le conseguenze degli “infortuni” subiti dai singoli individui.
Se un cittadino va incontro a una grave difficoltà, la società accorre in suo aiuto, e la redistribuzione delle risorse costituisce un mezzo, non un fine. Questo concetto si fonda sul presupposto che il cittadino è in grado di reggersi sulle sue gambe soltanto se si sente protetto. William Beveridge, l’ideatore della versione inglese dello Stato sociale, era un liberale, non un socialista, e guardava allo Stato sociale come alla realizzazione dell’idea liberale.
Zygmunt Bauman




