Peppi Nocera 

"La presentatrice morta"

@casseroBO giovedì 24 luglio ore 21:30

dialoga con l’autore: Bruno Pompa

bookshop corner a cura della libreria Igor

"Il vero titolo di questa storia sarebbe un altro: la televisione morta. Io sono arrivato per caso in tv nel momento in cui i programmi li facevano un produttore editoriale e un gruppo di autori. Adesso invece c’è una figura che fa molto ridere: il capoprogetto. E’ tutto un capoprogettismo… Gli autori nelle riunioni stanno sempre zitti, si svegliano e dicono solo ‘rosso’, oppure ‘verde’. E pigliano tantissimi soldi per questo. Li detesto".

[Peppi Nocera]

È la sera della grandiosa festa del cinquantottesimo compleanno di Eda Dolci, star televisiva che ha fatto la storia del piccolo schermo. Bella, famosa e spietata, Eda ha un marito, due figli, un cane. Eppure nulla della sua esistenza è ordinario. Nemmeno il suo compleanno. Gli ospiti sono arrivati numerosi per celebrarla come merita, ma Eda Dolci non taglierà mai quella torta, perché giace indecorosamente morta nel suo lussuoso attico romano, con tanto d’occhio sbarrato e il filo della cornetta del telefono aggrovigliato alla mano. Il problema è che sono tanti, troppi quelli che l’avrebbero uccisa volentieri. Starlette, truccatrici, pierre, jet set internazionale e coatti palestrati di periferia. Perché Eda Dolci era temuta da alcuni, disprezzata da molti e amata da nessuno.

wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Peppi_Nocera

blog: http://kirkpinar.typepad.com/

twitter: @Peppi_Nocera

presentazione al Cassero lgbt center (BO) sabato 19 luglio ore 19:30

dialoga con l’autore il professor Emanuele Pettener

bookshop corner a cura della libreria Igor

Roberto Pazzi

La trasparenza del buio

Collana Narrativa italiana, Pagine 288, prezzo €18,00

“Ma non mi piace, nonno, non mi è mai piaciuta! Come te lo devo dire che l’ho dovuta subire! E me l’hanno rimproverata come se l’avessi scelta!”

“E chi la sceglie la sua vita, Nane? Chi può scegliersela? Chi?!”

Giovanni Caonero vive tre fulminei incontri trasgressivi nell’arco di pochi giorni. Si tratta infatti di uomini e tutti assai più giovani: un palestrato, uno stilista di moda e uno studente. Ma la vicenda del sessantenne protagonista non narra soltanto l’affollarsi di occasioni erotiche che rivelano il suo improvviso lasciarsi andare a quello che più desiderava e temeva. In La trasparenza del buio si insinuerà anche, oltre a quella evocata di “Giovanna la pazza”, la nonna cantante, la forte presenza di Milena, la donna che continua ad amarlo e a influenzarne le scelte. L’impeccabile scrittura di Roberto Pazzi si cala nella sequenza delle ore e dei giorni, nell’incalzare dei cellulari, delle video chat, degli sms, delle e-mail, restituendo alle perenni verità della letteratura gli effimeri linguaggi della comunicazione virtuale. S’inseguono così, in presa diretta, tradimenti e ossessioni, colpi di scena e inaspettate metamorfosi, sullo sfondo di un’Italia ancora omofoba, pur se diversa da quella narrata da Bassani, da Pasolini e da Tondelli. La trasparenza del buio ritrae, nel sentimento del tempo che lo divora, un uomo dai desideri che non invecchiano, determinato a non perdere le estreme occasioni di una vita con la disperata golosità di chi teme di non aver saputo cogliere, fra divieti e tabù della sua società, quanto della felicità gli spettava.

Roberto Pazzi, poeta, narratore e giornalista, vive a Ferrara dove ha insegnato nella scuola e nell’università e tiene corsi di scrittura creativa. I suoi romanzi sono tradotti in ventisei lingue. È considerato tra i più originali e visionari scrittori italiani, vincitore di importanti premi letterari come il “Premio Selezione Campiello”, il superpremio “Grinzane Cavour”, il “Montale”, il “Procida Elsa Morante”, il “Flaiano”e due volte finalista al “Premio Strega”. Al successo di pubblico e di critica dell’esordio narrativo, con Cercando l’Imperatore (Marietti,1985), seguono vari romanzi, come Vangelo di Giuda (Garzanti,1989), La città volante (Baldini e Castoldi,1999) e Conclave (Frassinelli, 2001) tradotto in diciotto lingue. Fra le opere recenti i romanzi Dopo primavera (Frassinelli, 2008), Mi spiacerà morire per non vederti più (Corbo, 2010) e la raccolta di versi Felicità di perdersi (Barbera, 2013, Premio Lerici-Pea). Con Bompiani ha pubblicato La stanza sull’acqua (2012) e L’erede (2013). Ha scritto a lungo per il “Corriere della Sera” e attualmente è opinionista di “Quotidiano Nazionale” e collaboratore di “The New York Times”.

  • “Che cosa vuol dire cultura di destra?” chiede un intervistatore a Furio Jesi nel 1979. È “la cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si può modellare nel modo piú utile, in cui si dichiara che esistono valori non discutibili, indicati da parole con l’iniziale maiuscola”.

il linguaggio iconico della cultura gay, dai momenti di maggiore libertà e trasgressione al momento drammatico della diffusione dell’AIDS che ha visto morire molti creativi come Halston e Bill Robinson o modelle come Gia Carangi

Si tratta di uno stereotipo, o gli omosessuali hanno davvero un rapporto speciale con la moda? Di certo il mondo fashion e lo stile hanno svolto un ruolo fondamentale per la comunità LGBTQ (lesbo-gay-bisessuale-transgender-queer) fin dal XVIII secolo; eppure, sorprendentemente, l’Alta Moda è stata poco studiata come luogo della produzione culturale gay.

incrociamo le dita
  • Camera: SONY DSC-T90
  • Aperture: f/3,5
  • Exposure: 1/200th
  • Focal Length: 7mm

incrociamo le dita

L’INTERVISTA
«MEROLA e Donini non vadano alla
conta sui diritti civili: se Renzi ha preso il 40,8% è anche perché è stato cauto su certi temi…». Giuseppe Paruolo rinuncia alla corsa alla segreteria regionale, ma non a dir la sua sia sul partito di Raffaele Donini, sia sulla giunta di Virginio Merola. Il consigliere regionale dem, appoggiato tra gli altri da molti cattolici ex Dl come Raffaella Santi Casali e Andrea De Pasquale, insiste pure sulle critiche al patto tra correnti che potrebbe incoronare Paolo Calvano segretario regionale: «Niente da dire sulla persona, ma l’accordo unitario non è per definizione nello spirito del “cambiare verso”».
Paruolo, però anche il gruppo a lei vicino ha fatto un “accordo” con la mozione Cuperlo per eleggere Donini. Perché vi lamentate che su Calvano si cerchi un patto?
«Nella fase in cui è stato eletto Donini era utile mostrare di non essere “guastatori” nel Pd. Oggi, dopo il 40,8% delle Europee, pensavo fosse arrivato il momento di confrontarsi serenamente sui temi. Anche questo è cambiare verso ».
Però molti altri renziani doc come Matteo Richetti appoggiano Calvano. E lo stesso Renzi ha fatto un accordo, a Roma, con la minoranza cuperliana.
«A Roma è diverso, lì si arriva da vent’anni di governo di Berlusconi. A Bologna negli ultimi venti abbiamo governato noi. Non dico che bisogna rottamare il vecchio Pd, ma non basta neppure riverniciarlo di renzismo. Il punto non è che Calvano sia un ex bersaniano: basta con la storia dei renziani della prima o della seconda ora. Il punto è non aver paura di un confronto sul merito. Una voce in più avrebbe arricchito il confronto, soprattutto al congresso regionale, che rischia di essere poco interessante per gli elettori, fatto così».
Donini però ha ventilato l’ipotesi che lei si candidasse alla segreteria regionale a caccia di rendite di posizione.
«La mia storia parla per me. Io ho appoggiato Merola alle primarie contro Delbono, quando tutto il gruppo dirigente stava dall’altra parte. Se fossi stato in cerca di posizionamenti, avrei fatto scelte diverse. La mia disponibilità è nata per dar voce a una sofferenza, che sento a Bologna, da parte di tanti che si sono avvicinati al Pd grazie a Renzi, e che non sempre si sentono rappresentati dal Pd locale. Ho preso atto che non ci sono le condizioni per correre, ma forse Donini ragiona su di me con parametri che vanno bene per altri… ».
A proposito di Merola: tra la sua area e la giunta oggi ci sono tensioni su molti temi, da quelli etici alla gestione della mobilità.
«Proprio perché appoggio Merola da sempre, credo di potergli dire quel che penso. Sui temi etici credo che il 40,8% del Pd sia in gran parte merito di Renzi, ed è dovuto anche alla cautela con cui ha affrontato il tema dei diritti civili. Non ci sarebbe cosa più antirenziana che andare alla conta su temi come questi, come ha detto di voler fare anche Donini, invece che dare risposte in un quadro di unità. Lo stesso discorso vale per la mobilità: proprio perché sostengo il sindaco rivendico il diritto d’avvertirlo se penso che ci siano atti, come l’interramento della Veneta, che rischiano di pregiudicare la futura funzionalità del sistema ferroviario metropolitano ».